Quando il bimbo non arriva

Il desiderio di un figlio non sempre riesce a trovare una naturale ed immediata realizzazione e spesso conduce la coppia attraverso percorsi faticosi e frustranti. Tante sono le tensioni e i dispiaceri. Parlarne non è facile e anche nella coppia ci si può sentire soli.

Le cure mediche e i trattamenti di fecondazione assistita offrono speranze. Il costo – emotivo prima ancora che economico – è, tuttavia, elevato. Si accumulano tensioni e fatiche; spesso la speranza si trasforma in nuova delusione. Tante scelte sono necessarie, che provocano confusione, incertezza, investimento e/o disillusione nei confronti dei medici. La fecondazione eterologa, poi, apre ulteriori possibilità ma porta con sé una complessità da esplorare.

Le ripercussioni personali e di coppia

Le emozioni legate all’infertilità sono complesse e a volte difficili da gestire. Coinvolgono il senso che si attribuisce alla propria vita, il ruolo che si vuole avere, la possibilità di riprogettarsi senza un figlio.

Non sempre si riesce a condividere con il partner quello che si prova. L’equilibrio è scosso e la coppia oscilla tra protezione e sostegno reciproci e risentimenti e distanza. Il gioco e la sessualità sono colpiti.

A ciò si accompagna la difficoltà di parlarne con gli altri, di confrontarsi con storie familiari più lineari. Gli amici o la famiglia possono essere una risorsa; spesso però non riescono del tutto a comprendere la difficoltà che si vive.

Al dolore si aggiungono, così, la solitudine, la vergogna, il senso di colpa.

L’importanza di proteggere il proprio benessere 

Proprio in questa circostanza è importante coltivare tutti gli aspetti che possono aiutare a proteggere il proprio benessere e mantenere la positività nella propria vita. Tra questi, un ruolo importante ha la compassione verso di sé, o self compassion, ossia la disponibilità a dare a sé stessi, soprattutto in momenti di sofferenza, lo stesso tipo di attenzione, cura e gentilezza che saremmo soliti riservare alle persone amate che si trovano in una condizione simile. Capita, infatti, a tanti di sperimentare che nei confronti delle proprie debolezze e difficoltà si tende ad essere duri e poco indulgenti e a rimproverarsi quando non si riesce subito a reagire. Al contrario, nei confronti delle persone care è molto più semplice avere un atteggiamento comprensivo, di ascolto e di protezione.

Evitare l’isolamento 

Soprattutto nei casi di infertilità, in cui si ha difficoltà a condividere con gli altri le difficoltà che si stanno attraversando, confrontarsi con altre persone o coppie che vivono la stessa esperienza può essere un grande aiuto.

Spesso non avere figli viene vissuto come uno stigma, un insuccesso personale. In questo modo si tende ad isolarsi in un momento in cui, invece, sarebbe più che mai importante fare ricorso al sostegno che ne può venire. Trovare il modo di parlarne e individuare con chi farlo e in che misura è un passaggio importante per aprirsi all’aiuto che può venire dall’esterno e superare il senso di isolamento.

Coltivare la giusta speranza

Che la speranza aiuti a vivere è esperienza comune, oltre che dato scientifico; senza speranza, cade ogni possibilità di cambiamento, soprattutto in situazioni difficili. La speranza è una caratteristica personale importante, che dà consapevolezza e coraggio.  La speranza è un elemento a cui le persone che desiderano un figlio non vogliono rinunciare, pure di fronte alla ripetuta esperienza dell’insuccesso. È questa speranza quella che dà l’energia per sostenere i trattamenti medici e tutte le fatiche che il percorso comporta. In questo senso la speranza è una caratteristica personale importante da coltivare; tuttavia, essa deve spingere ad adattarsi alle difficoltà in presenza di obiettivi raggiungibili. Avere speranza è anche saper integrare il proprio obiettivo di un figlio all’interno del progetto della propria vita, allargare la prospettiva e non restringerla tutta a quel singolo obiettivo, consentire alla speranza di un figlio di evolversi, se quell’obiettivo non viene raggiunto, in speranza di vita, in capacità di utilizzare le energie creative insoddisfatte in nuovi progetti personali.

È questa la vera sfida di chi vive questa esperienza, di farne comunque un’esperienza creativa. Per questa sfida può essere utile o necessario anche chiedere un aiuto professionale di uno psicologo o uno psicoterapeuta, quando da soli è troppo difficile.

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