TEMI – La fatica della separazione e il paradosso della mediazione

La separazione e il divorzio dal partner rappresentano uno dei momenti più difficili della vita. Le coppie che si separano devono ridefinirsi in tutti gli ambiti della propria vita. L’impatto emotivo e psicologico è profondo. Gli ex partner devono cominciare una difficile e dolorosa ridefinizione del proprio modo di essere e adattarsi ad un nuovo modo di vivere. Molti chiedono aiuto a parenti e amici o anche a professionisti. Cercare ed accettare un aiuto esterno è un passaggio importante per superare la crisi causata dalla rottura e rimettere in sesto la propria vita. In questo, intraprendere una mediazione familiare è stato definito un “paradosso”: pensare di sedere intorno ad un tavolo per discutere di come gestire i figli o i risparmi con il partner che magari se ne è appena andato a vivere con un’altra persona sembra quasi una forzatura, in un momento in cui si vorrebbe solo dare libero sfogo alla rabbia e al dolore (cfr. Parkinson, La mediazione familiare, 2013). Tuttavia, la mediazione – al di là della diversità degli approcci teorici dei professionisti che la praticano – non è solo un percorso volto alla definizione in comune di un accordo tra i partner su come organizzare i propri rapporti e quelli con i figli quanto anche un momento di elaborazione della crisi della coppia e degli aspetti emotivi e relazionali coinvolti. In questo senso è un processo che accoglie la sofferenza e il dolore dei partner e li mette nella condizione di dare una direzione a quella sofferenza. I partner, tramite il percorso di mediazione, riacquistano il senso di controllo sulla propria vita arrivando a riconoscere i propri bisogni in quel momento, a confrontarli con quelli dell’ex partner e dei figli, e a decidere della propria vita. E questo è uno snodo importante da cui ripartire per andare avanti con la propria vita.

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FILM – “Nessuno si salva da solo” e la coppia può trasformarsi

“Nessuno si salva da solo” é l’enigmatico messaggio lanciato dal libro di Margaret Mazzantini, di recente sceneggiato dalla stessa nell’omonimo film di Sergio Castellitto. La storia é straziante ed esemplificativa della parabola di tante storie d’amore. Una coppia da poco separata si ritrova a cena per discutere dell’organizzazione delle vacanze dei figli. Come spesso accade l’incontro, apparentemente occasionato da ragioni che si credevano meramente organizzative, fa emergere ricordi e risentimenti, dolore per l’amore che fu e per quello che si é perso, scatenano dinamiche complesse e difficili da contenere. .
Il libro e il film trascinano, in flashback, nello strazio della felicità che si aveva e si é lasciata andare, dietro errori, tradimenti e ferite che hanno creato la distanza. Ancor più dolorosa é la consapevolezza del prezzo che pagano i figli quando la tensione tra i partner é talmente forte che non riescono a controllarsi, come é raccontato nel film a proposito del gesto di frustrazione e rabbia della protagonista per il ritardo del marito, che la spinge a sbattere la testa del bambino contro il muro. Quanta sofferenza, quanto tormento.
Un punto di svolta é l’incontro della coppia con un uomo anziano, che festeggia vicino a loro un rapporto d’amore felice, ricco, ancora frizzante nonostante gli anni e la malattia. Quest’uomo chiede loro di pregare per lui, malato di cancro, perché “nessuno si salva da solo”. E questo messaggio apre, nel film, alla speranza, alla possibilità che qualcosa possa cambiare confrontandosi in maniera non distruttiva, stemperando la tensione e, forse, ritrovando anche una nuova armonia per essere comunque buoni genitori insieme o, magari, riprovarci ancora. La terapeuta di coppia Esther Perel scrive che, nel corso della vita della maggior parte di noi, si hanno più storie importanti, a volte con la stessa persona: la crisi che una coppia sta attraversando segna la fine della storia come era e, allo stesso tempo, può essere l’inizio della nuova relazione tra gli stessi partner. Gli strumenti per farsi aiutare, lí dove la coppia non arriva da sola. É responsabilità dei partner decidere di usarli. Perché, ricorda la Mazzantini, nessuno si salva da solo.

Giada Ceridono

SPUNTI – Separazione: limitare il dolore del distacco del padre

La separazione dei partner comporta la fine, spesso molto dolorosa, dell’intimità quotidiana del rapporto tra padri e figli. Molti padri ne soffrono molto e lo raccontano (vedi https://separarsibene.wordpress.com/2015/05/24/riflessioni-di-un-padre-separato/). Anche per i figli l’assenza del padre nel quotidiano è difficile da gestire: al dolore per la perdita della quotidianità si aggiunge spesso la difficoltà di capire e accettare profondamente la rottura tra i genitori. In questo è essenziale il ruolo della madre. Come dice Recalcati, l’assenza del padre non è in se stessa un trauma; “la sua carenza diviene traumatica solo se implica una carenza simbolica. … L’assenza paterna diviene traumatica … se la parola della madre la interpretasse come segno di disinteresse, di rifiuto dell’adozione simbolica che la scelta della paternità impone. La parola della madre ha il potere di significare l’assenza del padre in modi totalmente diversi” (Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre, 113). In questo senso, ciascun genitore, ed in particolare la madre, ha la responsabilità di preservare l’immagine dell’altro genitore agli occhi del figlio e di non demolirla caricandola della propria rabbia.

Per questo è così importante, per la coppia in crisi, scegliere la strada della separazione consensuale e condividere, praticamente oltre che giuridicamente, il più possibile l’affidamento dei figli. La separazione giudiziale spesso implica, infatti, l’acuirsi del conflitto e il desiderio che il giudice stabilisca che la responsabilità della rottura è dell’altro. Il crescendo emotivo che ne discende la rende spesso una strada senza ritorno in termini di litigiosità, i cui strascichi si sentono, inevitabilmente, anche nella gestione comune dei figli. Invece, è importante ricordare che, anche se non ci si ama più, si resta genitori insieme. Per questo è importante riuscire, eventualmente attraverso l’aiuto di un mediatore, ad abbassare i toni del conflitto e ad elaborare un accordo di separazione che realizzi, per quanto possibile, un affidamento davvero condiviso, nell’interesse di tutti.

(foto Happy Dad by 123freevectors.com)

SPUNTI – Il tempo per separarsi

foto divorzioLa recente discussione sulla riforma del divorzio breve fa riflettere sul ruolo del tempo nei processi di separazione e divorzio. Da un lato c’è il tempo imposto dalla legge e dai procedimenti in tribunale. Il tempo delle udienze come passaggi per arrivare alla separazione, poi il tempo minimo necessario per arrivare al divorzio. La legge struttura il tempo e rende visibili i cambiamenti in corso. Il tempo della legge – lì dove disciplina i tempi minimi tra separazione e divorzio – non è quello che fa durare una relazione, ricucire un rapporto in crisi o tornare insieme. Nota giustamente Michela Marzano che “La riforma del divorzio, di fatto, non è né rivoluzionaria, né immorale. È solo un modo per adeguare la legislazione italiana alla realtà, prendendo atto non solo del fatto che la vita è molto più complessa, frastagliata e balbuziente di qualunque teoria — non è d’altronde uno dei più grandi psicanalisti, Jacques Lacan, che diceva che la verità di un essere umano emerge proprio quando si balbetta e la parola si inceppa? — ma anche del fatto che non è certo per legge che si può imporre a una relazione di durare. Le storie d’amore, talvolta anche le più belle, possono finire. Anzi, spesso finiscono. E quando finiscono — cosa quasi sempre triste, dolorosa, talvolta anche difficile da accettare e da metabolizzare — non è certo il passare del tempo che permette a due persone che non vogliono più condividere la propria vita di restare insieme. Il tempo, soprattutto quando si parla di affetti e di sentimenti, non è mai univoco. E se alcune volte permette di ricucire le ferite, altre volte non fa altro che esasperare ancora di più le tensioni e i conflitti esistenti” (da La Repubblica del 23/04/2015).

Dall’altro lato, è il tempo interiore che va curato, prima dopo e durante la procedura di separazione o anche il divorzio. E’ il tempo del divorzio emozionale che, osserva Anna Oliverio Ferraris, “può verificarsi molto prima che la coppia si separi fisicamente o, al contrario, può rimanere a lungo incompiuto anche dopo che è stata emessa la sentenza di divorzio. La fine di un matrimonio è la frattura di un patto che avviene a due livelli: quello della “dichiarazione di impegno”, che è ufficiale, e quello del “patto segreto”, che è interiore, emotivo. Spesso si verificano situazioni in cui coloro che hanno sciolto il patto a livello ufficiale non riescono a fare altrettanto a livello intimo. L’intimità vissuta insieme ha creato un legame di attaccamento che non si interrompe a comando. Il divorzio legale, se avviene dopo che è già stato elaborato quello emozionale e materiale … sarà meno traumatico; in questo caso infatti i partner separati non hanno la necessità di usare il tribunale per vendicarsi, per dimostrare che l’altro ha torto in ogni iniziativa che prende oche non prende, per punire l’ex usando la carta dell’affido dei figli o dell’assegno di mantenimento”. Il tempo interiore è necessario alla rielaborazione di quello che è successo nella coppia, alla maturazione del distacco. A questo processo interiore deve essere dato il tempo necessario, per quanto snervante possa essere. Una separazione, soprattutto quando ci sono i figli, va maturata; il conflitto tra i partner va compreso così che possa abbassarsi di tono e non, invece, restare come una miccia accesa, pronta ad esplodere magari su questioni, anche minori, che riguardano i figli. Quando ci sono i figli, poi, c’è una trasformazione da maturare, dall’essere coppia sentimentale ad essere coppia genitoriale. Per continuare responsabilmente a collaborare nell’interesse dei figli. Per non far pagare a loro prezzi ulteriori a quelli che già pagano. Perché “dai figli non si divorzia” (A.O. Ferraris).

SPUNTI – Video: La separazione vista da un figlio

Un video trasmesso dalla televisione RSI LA1 svizzera fa riflettere su come un figlio può vivere la sofferenza dei genitori per una separazione o un divorzio. Genitori che diventano ‘bestie’ e di cui il figlio deve occuparsi emotivamente. E’ un utile reminder dell’importanza di ‘separarsi bene’ e di proteggere i figli nonostante il dolore che si sta vivendo. Troppe volte i figli diventano i salvatori emotivi dei loro genitori, soprattutto delle madri, e questo è un compito pesantissimo ed ingiusto. Piuttosto, i genitori hanno la responsabilità di prendersi cura di se stessi, in primo luogo, per proteggere adeguatamente i figli. Di qui l’importanza di tutti gli strumenti che possono aiutarli ad abbassare i toni del conflitto con il partner, a comprendere quello che non ha funzionato nella relazione e la parte di ciascuno in questo. Tutto questo aiuta ad elaborare il lutto della separazione e, nello stesso tempo, a maturare la consapevolezza che, anche se non si è più coppia, si resta comunque ‘genitori insieme’ e che entrambi i partner devono collaborare insieme per aiutare i figli a vivere il meglio possibile un evento per loro già profondamente di rottura. Per altre considerazioni cfr. http://www.stateofmind.it/2015/04/genitori-bestia-separazione/, che ha segnalato il suddetto video.