SPUNTI – Il tempo per separarsi

foto divorzioLa recente discussione sulla riforma del divorzio breve fa riflettere sul ruolo del tempo nei processi di separazione e divorzio. Da un lato c’è il tempo imposto dalla legge e dai procedimenti in tribunale. Il tempo delle udienze come passaggi per arrivare alla separazione, poi il tempo minimo necessario per arrivare al divorzio. La legge struttura il tempo e rende visibili i cambiamenti in corso. Il tempo della legge – lì dove disciplina i tempi minimi tra separazione e divorzio – non è quello che fa durare una relazione, ricucire un rapporto in crisi o tornare insieme. Nota giustamente Michela Marzano che “La riforma del divorzio, di fatto, non è né rivoluzionaria, né immorale. È solo un modo per adeguare la legislazione italiana alla realtà, prendendo atto non solo del fatto che la vita è molto più complessa, frastagliata e balbuziente di qualunque teoria — non è d’altronde uno dei più grandi psicanalisti, Jacques Lacan, che diceva che la verità di un essere umano emerge proprio quando si balbetta e la parola si inceppa? — ma anche del fatto che non è certo per legge che si può imporre a una relazione di durare. Le storie d’amore, talvolta anche le più belle, possono finire. Anzi, spesso finiscono. E quando finiscono — cosa quasi sempre triste, dolorosa, talvolta anche difficile da accettare e da metabolizzare — non è certo il passare del tempo che permette a due persone che non vogliono più condividere la propria vita di restare insieme. Il tempo, soprattutto quando si parla di affetti e di sentimenti, non è mai univoco. E se alcune volte permette di ricucire le ferite, altre volte non fa altro che esasperare ancora di più le tensioni e i conflitti esistenti” (da La Repubblica del 23/04/2015).

Dall’altro lato, è il tempo interiore che va curato, prima dopo e durante la procedura di separazione o anche il divorzio. E’ il tempo del divorzio emozionale che, osserva Anna Oliverio Ferraris, “può verificarsi molto prima che la coppia si separi fisicamente o, al contrario, può rimanere a lungo incompiuto anche dopo che è stata emessa la sentenza di divorzio. La fine di un matrimonio è la frattura di un patto che avviene a due livelli: quello della “dichiarazione di impegno”, che è ufficiale, e quello del “patto segreto”, che è interiore, emotivo. Spesso si verificano situazioni in cui coloro che hanno sciolto il patto a livello ufficiale non riescono a fare altrettanto a livello intimo. L’intimità vissuta insieme ha creato un legame di attaccamento che non si interrompe a comando. Il divorzio legale, se avviene dopo che è già stato elaborato quello emozionale e materiale … sarà meno traumatico; in questo caso infatti i partner separati non hanno la necessità di usare il tribunale per vendicarsi, per dimostrare che l’altro ha torto in ogni iniziativa che prende oche non prende, per punire l’ex usando la carta dell’affido dei figli o dell’assegno di mantenimento”. Il tempo interiore è necessario alla rielaborazione di quello che è successo nella coppia, alla maturazione del distacco. A questo processo interiore deve essere dato il tempo necessario, per quanto snervante possa essere. Una separazione, soprattutto quando ci sono i figli, va maturata; il conflitto tra i partner va compreso così che possa abbassarsi di tono e non, invece, restare come una miccia accesa, pronta ad esplodere magari su questioni, anche minori, che riguardano i figli. Quando ci sono i figli, poi, c’è una trasformazione da maturare, dall’essere coppia sentimentale ad essere coppia genitoriale. Per continuare responsabilmente a collaborare nell’interesse dei figli. Per non far pagare a loro prezzi ulteriori a quelli che già pagano. Perché “dai figli non si divorzia” (A.O. Ferraris).

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TEMI – Sulla possibilità di donare alla ricerca gli embrioni non utilizzati

Torna all’attenzione dei tribunali la questione se si possano donare alla ricerca gli embrioni congelati e non utilizzati. Una coppia che ha avuto, tramite interventi di procreazione assistita, prima una figlia e poi due gemelli ha chiesto al Tribunale di Milano di riconoscere il proprio diritto a disporre del terzo embrione ottenuto nell’ambito dell’ultimo trattamento e congelato. In questo contesto la coppia solleva questione di costituzionalità dell’art. 13 della legge n. 40/04 lì dove consente la ricerca solo per perseguire finalità terapeutiche e diagnostiche volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione mentre vieta, e sanziona penalmente, qualsiasi altra attività è vietata e penalmente sanzionata. La questione, peraltro, è stata già sollevata nell’ambito di altri ricorsi, per cui si attende una sentenza della Corte Costituzionale sul punto (sul ricorso, cfr. anche http://www.repubblica.it/salute/benessere-donna/fertilita-e-infertilita/2014/10/10/news/fecondazione_embrioni_a_ricerca_coppia_fa_ricorso_e_chiede_a_tribunale_milano_invio_atti_a_consulta-97804092/?ref=HREC1-15).

Per chi si sottopone a trattamenti di fecondazione assistita si tratta di un punto molto importante: tante coppie vivono con disagio, quando non con un conflitto etico profondo, il fatto di avere embrioni congelati. Questo può rendere la decisione – in alcuni casi proprio impossibile, in altri casi molto pesante – di non procedere ad un nuovo impianto difficile. Di fatto, al momento questo implica l’abbandono degli embrioni, che rimangono congelati sine die.

A volte, alcune coppie arrivano a impiantare tanti embrioni, con il rischio di pericolose gravidanze multiple, per evitare di trovarsi in questo dilemma.Da tanti si auspica che sia consentito, come in altri paesi tra cui la Francia, donare ad altre coppie gli embrioni in sovrannumero oppure, in alternativa, di destinarli alla ricerca scientifica. Ammettere quest’ultima possibilità alleggerirebbe la decisione, consentendo a molte coppie di fare una scelta conforme al proprio desiderio, evitando di ritrovarsi, in alcuni casi, in una situazione difficile da gestire non solo per sé ma anche per gli eventuali bambini che dovessero nascere.

La sensibilità della questione è dimostrata dal fatto che è stata lanciata una campagna di raccolta di firme, “One of us”, che ha raccolto oltre 1.700.000 firme per chiedere alla Commissione europea un divieto a livello comunitario sul finanziamento di attività che presuppongono la distruzione di embrioni umani a fini di ricerca, aiuto allo sviluppo e salute pubblica, per rispettare la dignità e l’integrità umane.

Il 28 maggio u.s. la Commissione ha respinto la richiesta affermando la legittimità del sistema di finanziamenti alla ricerca attualmente vigente. La Commissione ha osservato che le disposizioni vigenti relative alla ricerca sulle cellule staminali embrionali umane sono pienamente conformi ai trattati e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Inoltre,  afferma la Commissione nella Comunicazione in cui definisce la questione, tali disposizioni rispondono “già a un certo numero di importanti richieste degli organizzatori, nella fattispecie che l’UE non finanzi la distruzione di embrioni umani e che esistano appositi dispositivi di controllo. La Commissione ritiene tuttavia di non poter accogliere la richiesta degli organizzatori, ossia che l’UE non finanzi la ricerca successiva alla derivazione di linee cellulari staminali embrionali umane, in quanto la Commissione ha formulato la sua proposta tenendo conto delle considerazioni etiche, dei benefici potenziali per la salute e del valore aggiunto del sostegno a livello unionale di tutti i tipi di ricerca sulle cellule staminali.

La Società europea di medicina della riproduzione, ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embriology), si era opposta alla campagna sostenendo che un divieto al finanziamento della ricerca sulle cellule staminali avrebbe pregiudicato i progressi nel campo, tra gli altri, della medicina della riproduzione.

Per un approfondimento sul tema, cfr. http://www.hera.it/news/240-Il%20destino%20degli%20embrioni%20congelati%20%20e%20abbandonati.html nonché la Comunicazione della Commissione http://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2014/IT/1-2014-355-IT-F1-1.Pdf